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È uno di quei giorni che, se mi chiedi come sto, mi viene da piangere.
Succede.
Succede magari quando non si sta proprio bene e ci si sente un po’ più soli.
Succede quando ti aspetti delle attenzioni che non arrivano o quando vorresti essere coccolato e, invece, ti devi coccolare da solo.
Non sempre amarsi basta.
Ogni tanto essere amati aiuta.
E te ne accorgi di più quando non sei in formissima e ti viene da piangere per tutto o per nulla.
È uno di quei giorni che, se mi chiedi come sto, mi viene da piangere…
..e se me lo chiedi piango con te.
Tu sei il mio amore e la mia disperazione.
Tu sei la mia follia e la mia saggezza.
E sei tutti i luoghi in cui non sono stato
e che mi chiamano da tutti gli angoli del mondo.
Tu sei queste sei righe
cui devo limitarmi per non gridare.
Henrik Nordbrandt
Non mi faccio sentire…
Ma non per strategia. È che non so davvero cosa dire.
Più volte ho preso in mano il cellulare e sono rimasta lì, ferma, a guardare lo spazio vuoto senza sapere da che parte cominciare…
Ma non perché non abbia niente da dire, ma perché tutto mi appare confuso, difficile…
Ho anche provato a cominciare messaggi che sono rimasti sospesi nell’aria, come bolle di sapone in attesa di infrangersi su ogni mio “vorrei”.
Come si fa? Come si fa a rompere un silenzio carico di cose non-dette?
Come si fa a fingere che tutto vada bene quando i pensieri si congelano su una tastiera che sembra aver perso le lettere in un groviglio senza ritorno?
Paura. Paura. Paura.
Paura di non capirci. Di fraintenderci.
Di dire troppo. Di non dire abbastanza.
Di essere vera. Di essere ferita.
Di aprirti il cuore. Di farti del male.
Di essere inopportuna.
Di essere me stessa.
Di chiederti come stai e di dirti come sto.
Mai avuta così tanta paura con te, di te.
E così sto ferma. Secondo la regola del: “Se non sai cosa fare, non fare nulla!”.
Nessuna strategia.
Solo tanta paura.
Spero tu lo SENTA,
così come tutto il bene che non ho smesso, per un solo attimo, di provare per te.
Magari domani ti scrivo.
Magari domani ho meno paura.
Io non sono capace di tacere il dispiacere. Non adesso. L’ho fatto per tanto tempo covando dolore silenzioso. Ora - se qualcuno mi ferisce - magari con voce flebile e fare tremante, alzo la mano nella speranza di attirare l’attenzione: “Hey... mi hai fatto male!”, biascico timorosa. È il mio tentativo di tutelare i sentimenti. Perché il dolore silenzioso li uccide. L’ho imparato nel tempo. Allora è come se cercassi di fare il possibile per “salvare”, per non arrivare al “troppo tardi”. “Oi, attento, così non va!”, segnalo fiduciosa. “Che stai facendo?! Ma non ti rendi conto che...”... Ecco, sì, insomma... ci provo. Faccio il possibile per non arrivare al punto in cui non ci sia più nulla da dire, ma solo finali da scrivere. È rischioso, pericoloso e faticoso, ma se ci tieni veramente, rischi e lo fai. Lo fai prima che sia troppo tardi. Lo fai prima di andare Altrove. Lo fai per te stesso e per quel cazzo di fottutissimo e immenso sentimento che provi. È un modo anche per dire: “ti prego, non farmi andare via”... “non lasciarmi ferito”, canterebbe De Gregori. In fondo è un appello che, se cade nel vuoto, “racconta” angoli di relazioni e storie che è importante ascoltare. Sempre che non si scelga la strada più facile, quella della testa sotto la sabbia o quella ancora più infima della paura di “perdere” (qualcosa o qualcuno). Fregarsene non é soluzione: è fine dichiarata. È: “fai quello che vuoi, tanto a me poco importa”.
Importa. Mi importa.
Perché anche il sentimento più forte e incondizionato merita attenzione e cura. Nessuno nasce per essere ferito. Tutti desideriamo essere amati.
Tutti.
Mamma mia che pensiero profondo. io navigo molto leggero, mi basta guardare la realtà, e i falsi rapporti che mi circondano :-)
Quello che ho capito é che, da certi rapporti, non si può tornare indietro. Perché ti travolgono, ti stravolgono, ti cambiano e ti obbligano a crescere. Cosi puoi solo andare avanti ed è faticoso, difficile, a volte doloroso... Per quello che sei obbligato a lasciarti alle spalle, per tutto quello che non conosci e un po' - tanto - ti spaventa, per le incognite e i salti nel vuoto che solo a occhi chiusi si possono fare...
Andare avanti... a tentoni e controvento, sapendo che non c'è alternativa. No... da certi rapporti non si può proprio tornare indietro. Sono svolte, crocevia di destini. Opportunità e rivoluzioni. Impongono coraggio e spianano la strada della Verità. Sono quei rari incontri di vita che ci offrono in dono l'accesso a noi stessi, porta spalancata sui nostri limiti e valori. Da lì non si torna più indietro, si può solo ripartire.
Rinati.
Tu lo sai che ti penso.
Anche se non ti scrivo.
Lo sai perché i pensieri s’incontrano e si abbracciano in ogni distanza.
Perché, se a una persona vuoi bene, in qualche modo la “senti”.
Forse questo modo di volerti bene non ha un nome preciso, ma nella vita accadono cose che non sempre sono riconducibili a qualcosa di “già visto” o di comprensibile.
Io, a volte, non capisco niente di noi...
E mi dico: “che importa?”.
Confesso... non è mai stato così bello non capirci niente.