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Riguardo me
il cuore comanda
Io non so se questo vale per tutte le donne,
ma io riesco a fare l’amore, solo con un uomo che mi eccita il cervello.
Devo prima di tutto aver voglia di sentirlo parlare. La sua voce è importante.
Deve scrivermi e dirmi qualcosa di suo,
non frasi prese a caso qua e là.
Dev'essere un po' poeta e un po' diavolo.
Deve incuriosirmi la sua storia,
la sua opinione sul mondo,
le sue idee, le sue passioni.
Devo avere sempre la sensazione
di poter imparare qualcosa,
che mi inneschi dentro una qualche reazione.
Deve attivare le mie sinapsi.
Deve accendermi pensieri ed emozioni.
Se non mi parte quello, non mi parte nulla.
Se non mi parte quello, puoi essere
anche il più figo del mondo, che non ce n’è.
E non ci sarà mai nulla.
Mi fa più sesso un cervello che funziona,
di tutti i muscoli del mondo.
Ci sono sere in cui fa freddo. Ma non è solo il freddo delle mani ghiacciate, ma il freddo della fragilità e della paura. Sono le sere in cui ti senti piccola (qualsiasi età tu abbia) e vorresti solo essere rassicurata di qualcosa che nemmeno sai… forse di tutto. Sono le sere in cui sei stanco anche di avere paura, stanco di dover stare sempre in allerta o difesa e di non poterti mai lasciare andare, rilassare… Sono le sere in cui vorresti mollare tutto e smettere di fare la guerriera di una vita che poco concede alla resa.
Un po’ di silenzio, per favore…
Un po’ di pace.
Qualcuno che mi rimbocchi le coperte e che mi chiuda gli occhi con un bacio. Qualcuno che mi abbracci forte concedendomi istanti di infanzia perduta. Qualcuno che mi dica: “Non ti preoccupare, mi occupo io di te”… Con un sorriso. Con un gesto.
Ci sono sere in cui vorrei la pace bambina, dove tutto è al suo posto e dormi sonni densi di sogni. Quelle sere dove, se hai freddo, non ti devi abbracciare da sola.
Mi sono lasciata andare... caduta a terra. Accasciata su me stessa. Seduta in un angolo di casa, con la testa appoggiata al muro. E ho cominciato a piangere come fiume che frantuma argini.
Così… Inaspettato anche per me. Ho pianto la delusione, la rabbia, la solitudine, l’assenza, la stanchezza, il non-amore.
Ho pianto Te che “dovesei?” e Te che, per me, non ci sei mai. Ho pianto i sorrisi che mascherano rabbia silenziosa.
Ho pianto il poco tempo per tutto e la mia incapacità ad amarmi e a farmi amare. Ho pianto i pugni in faccia che non ho dato e tutti i calci che ho preso. Ho pianto le persone che ti fanno pesare gli errori, ma non riconoscono mai il tuo valore.
Ho pianto Te. Mille volte Te.
Ho pianto questo senso di inadeguatezza che mi fa sentire sempre non abbastanza e che mi impedisce di splendere come dovrei.
Ho pianto fino a bagnarmi il cuore di lacrime rosso sangue.
Ho pianto vita a fiotti, fino a sentire che non c’erano più lacrime e... sorpresa... restavo Io. Io c’ero ancora. Io ci sono ancora. Qui, per terra, a raccogliere forze per ricominciare.
E anche questa volta non ci sarà nessuno ad allungarmi la mano per farmi alzare. Allora mi appoggio a me, mio unico sostegno, e mi rialzo più forte. Oggi come sempre. Oggi come ieri e domani. Mi rialzo e sono invincibile e le mie lacrime ricordano il Mare.
Stesso sale.
Stessa vita.
Stessa forza.
Gli amori impossibilli...
Quelli rimasti in sospeso, quelli interrotti, vissuti a metà, desiderati in silenzio.
Gli amori a un passo da un bacio.
Le passioni mai consumate.
Ecco... quegli amori lì... ti rimangono addosso. Infilati in un sogno, in una canzone che non riesci ad ascoltare, in un brivido che ti attraversa.
Gli amori impossibili sono emozioni senza tempo, un angolo segretissimo di noi dove il cuore batte così forte da farci sentire immensamente vivi.
