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Ho udito il tuo pensiero. L'esperienza viene dall’ascolto e dall’ascolto nasce l'interrogarsi. Perché interrogarsi significa gettare le reti nell'anima. Significa scendere dalla barca, dal sicuro della barca. Troppo facile. Ed ascoltare una voce, qualsiasi essa sia. Perché una voce se è sincera supera lo Stretto di Gibilterra, ed arriva fino agli estremi confini del mondo. Il mio, vorrei ribadirlo non è poi che un percorso di scoperta e come punto di arrivo di discernimento spirituale. E penso che ciò sia fruttuoso . E di conseguenza carissimo Ausan di Sicilia come può vedere, leggo quanto dice.
Da come interagisce si capisce che lei è veramente bravo, quindi mi scuserà se puntualizzo qualcosa.
Faccio male, "maestro" ?! Perché, caro amico non sono d'accordo quando parli da parte mia come se talvolta potessi apparire tetra. È proprio l'ultima cosa di me, che gradisco presentarmi gentile . Incantevole come dicono tanti altri. ma questo è un altro discorso. Io cerco sempre la testimonianza come raffronto, e non il dissare . Questa è la mia cultura. Nel rispetto e nel confronto col tuo pensiero ti auguro una serena giornata
Ho edito, scritto, pubblicato, stampato come dir si voglia, un libro, in spagnolo, il cui titolo in italiano è : La solitudine dell'ultimo superstite . Uscirà a Natale. L'ho scritto in spagnolo, per la profondità del tema che si collega ad una lingua più ricca di espressione emotiva.
L' uscita a Natale l'ho scelta appositamente, perché offre una cornice suggestiva: il contrasto tra il calore e la condivisione tipici delle festività e la tematica introspettiva e desolante del mio romanzo che crea un punto di riflessione interessante. Spero che il libro trovi molti lettori disposti a immergersi in questa esplorazione della condizione umana più estrema. Che poi è stata un po' la mia. Se avrà successo lo pubblicherò anche in italiano. Il romanzo tratta non solo di essere fisicamente soli, ma di affrontare una condizione esistenziale unica e straziante che va oltre la semplice assenza di compagnia. L'ultimo sopravvissuto porta su di sé l'intero peso della memoria collettiva. È l'unica persona che può testimoniare la vita, la cultura, gli amori , le tragedie, di chi non è più con lui. Questa responsabilità può essere schiacciante: la storia di un intero mondo risiede unicamente nella sua mente, e con la sua eventuale morte, questa, quella storia, svanirebbe per sempre. E dato che gran parte della nostra identità è formata attraverso delle interazioni sociali e del nostro ruolo all'interno di una comunità, l'ultimo supersiste perde ogni specchio sociale. Non ci sono più persone che condividono gli stessi riferimenti culturali, le stesse battute, lo stesso linguaggio, anche non verbale. L'individuo diventa così una anomalia, una anomalia statistica , privo del contesto che definiva la sua stessa esistenza. Cosa spinge una persona a continuare quando tutto ciò che conosceva è finito, non esiste più? La ricerca di un significato, anche nella devastazione, diventa l'unica forza motrice, che sia quella di onorare i morti, di chi non c'è , di ricostruire, o semplicemente di sopravvivere un giorno in più. È più un saggio di filosofia che un romanzo. Dove, paradossale, l'esperienza umana più desolante è quella che nel contempo richiede la massima forza interiore.