"La mia Comunità non si troverà mai d'accordo su un errore"*

Mai come in questo periodo si è sentito parlare, con la forza propria dell'ignoranza storica&filosofica, dell'Islam e delle sue implicazioni umanitarie, sociologiche e politiche.
Nei media chiunque sente impellente il diritto/dovere d'esprimere la propria opinione riguardo i profughi e il terrorismo di matrice islamista, pur con evidenti storture cognitive, con deformazioni volutamente ostili di fatti parzialmente raccontati e, sopratutto, con un'incompetenza assoluta riguardo la religione Islamica e i suoi rapporti con le altre religioni monoteiste.
Vorrei provare a chiarire almeno il contesto di fatti e azioni che hanno condotto a questa situazione esplosiva; vorrei provare a tracciare la cronistoria, in maniera estremamente semplificata&succinta, di un immenso movimento religioso, di un fenomeno che ha unito sotto la stessa bandiera 1,6 miliardi di persone nel mondo.
Come descrivere sinteticamente l'Islam?
Dobbiamo, purtroppo, iniziare da Maometto, il mercante divenuto Profeta e guerriero a partire dal 610 D.C. all'età di 40 anni.
In quell'anno il mercante Maometto, durante una delle sue frequenti meditazioni, nel mese di Ramadan, riceve l'apparizione dell'arcangelo Gabriele che gli comunica che è stato scelto da Allah per divulgare la Sua Parola.
Quindi anche l'Islam ha una sua precisa data di nascita; prima di Maometto gli Arabi e tutte le genti dell'Africa Sahariana e della fascia del Sahel seguivano religioni che erano un miscuglio di politeismo e di monoteismo, e il nome di Allah era uno dei modi più ricorrenti per chiamare il dio supremo dei politeisti oppure il dio unico dei monoteisti.
Dal 610 il Profeta Maometto affermò, con la lotta armata piuttosto che col convincimento della catechesi, il predominio dei dettami Islamici dal Nord Africa all'estremo Oriente.
Occorre tener presente che la Mecca (luogo di nascita e delle prime predicazioni di Maometto) e tutta la Penisola Arabica, erano prevalentemente politeiste per cui i primi anni del Profeta Maometto furono ampiamente osteggiati dal clero dominante tanto che, nel 622, venne costretto , assieme ai suoi 70 seguaci, alla fuga (Egira) a Medina.
L'Egira durò 8 anni; in questo periodo gli vennero rivelate le sure (i capitoli) del Corano. Durante questi 8 anni, visto che con le parole non era riuscito a farsi capire, decise di passare all'azione: dopo aver occupato militarmente i territori attorno a Medina e trucidato chi non si sottometteva al Dio Unico, nel 630 ritornò verso la Mecca, conquistò la città e, con essa, tutta la Penisola Arabica.
Negli ultimi due anni della sua vita, Maometto ripete il Corano, per intero, per due volte, così da dar modo ai musulmani di ricordarlo.
Notare che sarà solo Uthman ibn Affan. il terzo Califfo (i Califfi sono i successori di Maometto, secondo i Sunniti), a far mettere per iscritto le parole del Corano circa 20 anni dopo che il Profeta le comunicò ai seguaci.
Viene da chiedersi come e quanto, in quei 20anni, saranno state deformate le rivelazioni originarie del povero Allah.
Il califfato di Utham non vide nessun altro fatto degno di nota, se non quello di sancire definitivamente la divisione fra Sunniti e Sciiti; divisione che è all'origine dell'attuale terrorismo islamista.
Ovviamente l'Islam si scontrò immediatamente con le altre due religioni monoteiste, allora presenti in quell'area da almeno sei secoli: l'Ebraismo e il Cristianesimo.
Gli Ebrei, già messi malissimo in quanto uccisori di Cristo, vennero liquidati nel giro di pochissimo tempo. Per i Cristiani, che erano molto più coriacei&agguerriti, fu tutt'altra questione e iniziò così una guerra di civiltà, prima che di religioni, che durò, a fasi alterne, per circa un migliaio d'anni.
L'inizio della fine dell'espansione dell'Islam fu l'ascesa al potere del Sultano Selim II°, della dinastia degli Ottomani, il quale, politicamente manovrato dagli innumerevoli e corrotti cortigiani, iniziò a sgretolare l’impero Ottomano a partire dalla dolorosa sconfitta nella battaglia di Lepanto.
In quella battaglia (vinta dalla flotta Veneziana), la perdita d’immagine e dell’aura d’invincibilità delle armate di Allah fu enormemente più importante delle perdite in vite umane e materiale bellico.
Selim II, massima personalità dell’Islam Sunnita, si era dimostrato indegno successore di Maometto e il crollo di fiducia nella sua abilità di condottiero e nella sua vicinanza al volere di Allah furono fatali alla causa musulmana.
Per l’Islam le cose andarono di male in peggio fino al 1884, con l’avvento del Mahdi, la galvanizzante vittoria di Kartum, la sconfitta di Gordon Pasha e la nascita dello Stato Islamico (lo Stato Islamico della fine del XIX° secolo non ricorda qualcosa?).
Qualche anno dopo, nel 1898, gli Inglesi si presero la rivincita distruggendo, nella battaglia di Atbara, l’intero esercito Islamico mahdista e mettendo una pietra tombale sopra qualsiasi anelito revanscista dei musulmani del XX° secolo.
Il punto minimo dell’influenza Islamica venne toccato alla fine della Prima Guerra Mondiale, con lo smembramento dell’Impero Ottomano:
“all’indomani della Prima Guerra Mondiale le potenze europee si accordarono tra loro sul modo in cui spartirsi i territori dell’impero ottomano e sulla forma da dare agli Stati sorti dalle sue ceneri senza la minima consultazione delle popolazioni e delle élite locali. Se guardiamo ai nazionalismi insoddisfatti o ai territori disputati, possiamo identificare precisi problemi nelle relazioni internazionali le cui origini possono essere rintracciate nelle frontiere disegnate durante e dopo la Grande guerra.
Un esempio è il fatto che non sia mai nato uno Stato curdo, nonostante già alla fine del conflitto i curdi fossero stati identificati come gruppo nazionale. Il trattato di Sèvres prevedeva la creazione di uno Stato curdo, ma rimase sulla carta. Disattendendo le aspirazioni nazionaliste curde si innescò il processo in virtù del quale assistiamo a periodiche ribellioni, insurrezioni come quelle del PKK o violenze di Stato come quelle perpetrate in passato in Iran o in Iraq....
….il caso palestinese: quei territori furono promessi a tre parti diverse durante il conflitto. Prima, nella corrispondenza McMahon-Hussein del 1915 tra il residente britannico del Cairo e lo šarīf della Mecca, la Palestina fu promessa a quello che sarebbe dovuto diventare lo Stato degli Arabi. Poi, l’accordo Sykes-Picot del 1916 introdusse l’idea di porre quelle terre sotto tutela internazionale.
Infine, la dichiarazione Balfour le promise agli ebrei.
Il risultato fu una rivalità tra due nazionalismi incompatibili che avrebbe reso il mandato britannico in Palestina il più disfunzionale dell’intero Medio Oriente. E innescato un conflitto che arriva sino ai giorni nostri.”
(Eugene Rogan, ordinario di Storia del Medio Oriente moderno al St Antony’s College – Oxford –)

E questo è solo l’aspetto storico-politico dell’Islam Mediorientale, ma è indispensabile conoscerlo perché, per gli islamici, Religione e Stato sono un tutto inscindibile.
Occorre, adesso, fare un passo indietro tornando alla vita di Maometto, che è anche la genesi della religione islamica.
Maometto, secondo le sue autoreferenziali dichiarazioni (ma era un Profeta e si sa che i Profeti tendono alla megalomania) ricevette il mandato illimitato per portare la Parola di Allah agli infedeli.
In una decina d'anni, fra una battaglia e l'altra, Il Profeta memorizzò tutti i 114 capitoli (sure) del Corano (a complicare ulteriormente la situazione c'è il fatto che la lingua araba non ha segni d'interpunzione e ogni frase è coordinata al discorso generale solo per mezzo di due congiunzioni, quindi il ritmo della lettura è d'importanza fondamentale), ovviamente senza scrivere nulla; d'altro canto era sempre lì che combatteva&conquistava, è già tanto che si sia ricordato tutto.
Il fatto innegabile è che il Corano è considerato da tutti gli Islamici LA LEGGE CHE ALLAH HA TRASMESSO AL MONDO. ATTRAVERSO IL SUO UNICO PROFETA.
Ora, secondo me, Maometto s'è accorto d'aver esagerato un tantino nel raccogliere le dichiarazioni di Allah, tanto che, in una discussione coi sui seguaci più accaniti ebbe a dire "la mia Comunità non si troverà mai d'accordo su un errore"*
Credo sia per questo che, poco prima di morire, ha pensato bene di dare delle dichiarazioni interpretative (sempre senza scrivere nulla) che vanno a comporre la Sunna.
Alla sua morte ci furono delle ovvie lotte intestine per quanto riguarda la successione: chi sarebbe stato il successore di Maometto?
E qui vorrei permettermi un piccolo inciso: ma cavoli, visto che Maometto ha avuto sei secoli di storia Cristiana da studiare, gli voleva tanto a seguire l'esempio di Cristo quando disse, per dissipare ogni dubbio sulla successione, “...tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell'Ades non la potranno vincere. Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli” (Matteo 16-18,19).
Se avesse chiaramente nominato un erede, quasi sicuramente ci sarebbero stati meno problemi.
Invece, fin da subito, l'Islam divenne una religione a due teste:
i Sunniti (seguaci certificati di Maometto e delle sue interpretazioni, la Sunna)
gli Sciiti (fan di uno degli innumerevoli cugini di Maometto e che non riconoscevano altro che la Parola del Corano)
La differenza sembra di poco conto ma, invece, è fondamentale.

Per i Sunniti il Corano è una guida, una raccolta di dichiarazioni d'intenti interpretabile alla luce delle innovazioni storiche, è sempre un riferimento morale anche per la società civile ma le sue parole possono essere discusse e adeguate a una Società che cambia.
Per i Sunniti Stato e Religione non sono separabili, ma i leader politici hanno una loro autonomia.

Secondo l'attuale credo Sciita “I filosofi islamici svilupparono un sistema etico basato non solo sull’”etica razionale”, ma anche sugli insegnamenti specifici del Corano. Nell’etica islamica la Volontà Divina non appare in una maniera astratta, ma in precetti concreti contenuti nella Legge sacra o Shari’ah. Questa Legge aiuta l’intelligenza umana a superare le limitazioni che le impongono le passioni e a vedere la natura positiva e negativa delle cose nella loro vera prospettiva.”
[Seyyed Hossein Nasr – Filosofia Islamica, Riorientamento o Ricomprensione –]

È evidente che la legge secolare, per gli Sciiti, è seconda alla Parola di Allah. Il clero è indipendente rispetto alla politica ma lo Stato è soggetto al clero, il quale controlla&decide se un governante è degno di governare e se rispetta le linee guida islamiche.

Un'altra differenza basilare è nella struttura del clero.
Per i Sunniti non c’è un vero e proprio clero. Chiunque, preparato islamicamente, può essere un imam, cioè colui che guida la preghiera. Sono invece i saggi, gli studiosi, i mullah e i mufti che dominano il discorso religioso con le loro prediche.
Il clero Sciita, invece, è un clero organizzato, preparato in università specifiche di scienze islamiche o nelle scuole teologiche.
L’imam è colui che deve guidare la religione in assenza del Profeta. Quello dell'imamato è un concetto-chiave che distingue Sciiti da Sunniti.

E questi sono solo i concetti base dell'Islam, occorrerebbe parlare anche dei fondamentalisti che, sembra incredibile, ma esistono anche in questa rigidissima religione.
Solo nominandoli, possiamo distinguere i Salafiti, gli Wahabiti e gli Hanbaliti; sarebbe troppo complesso andare ad indagare sui convincimenti di ciascuna di queste frange estreme, per adesso è sufficiente sapere che esistono e che le loro posizioni sono d'assoluto radicalismo.

A questo punto vien da chiedersi se chi parla e straparla d'Islam, di radicalismo, di fondamentalismo e d'integralismo sia al corrente della complessità del mondo musulmano.
Io direi di no, visto che si ostinano a dialogare con gli Imam (per esempio con l'onnipresente Imam di Firenze) senza sapere se questi siano Sunniti, Sciiti e di quale fondamentalismo poi facciano parte.
Nel caso di un Imam Sunnita è come parlare col sacrestano d'una chiesa di periferia: qualsiasi dichiarazione venga fatta e qualsiasi cosa venga detta è a puro titolo personale, senza nessun seguito e nessuna validazione nella comunità islamica.
Se l'Imam è Sciita è inutile ogni dialogo, in quanto, per quell'Imam, il mondo si divide nettamente in infedeli da convertire con ogni mezzo e nel Popolo di Allah, coi suoi Pilastri, i martiri e le meritate vergini da concupire post-mortem.

Un'ultima considerazione riguardo i numeri: circa il 70% degli islamici è Sunnita mentre il restante 30% è composto da Sciiti e dai fondamentalisti Salafiti, Wahabiti, Hanbaliti ecc.
I Sunniti, culturalmente e religiosamente, sono rimasti ancorati al medio evo ma non sono dei fanatici della conversione e del martirio mentre il 30% radicale è il lato oscuro dell'Islam, è composto da persone per cui il martirio per la Gloria di Allah è inevitabile&desiderabile.

Ragionando sui numeri ci accorgiamo che noi europei viviamo in una situazione da incubo kafkiano.
Gli Islamici, in Europa, sono circa 16 milioni... secondo la pura matematica abbiamo almeno 4 milioni di potenziali martiri!

*dichiarazione di Maometto che ha portato alla costituzione del pilastro dell'ijmāʿ e, in definitiva, alle interpretazioni contenute nella Sunna.