Graffi...

Eva
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Graffi...

Proposto da Eva 413 giorni fa Risposte (13)

Conobbi Guille a settembre. Ero appena tornata dalle vacanze giusto in tempo per la festa del mio quartiere. Durante 15 giorni ci sarebbero state cene per strada con tutti i vicini, cinema, sempre nelle strade, si sarebbe giocato a tombola, ci sarebbero state le orchestre fino a notte fonda, pomeriggi pieni di giochi per bambini, aperitivi con “pà amb vi i sucre”, “els gegants” e una lunga lista di attività organizzate nelle strade adornate per l’occasione.
Io avrei snobbato la maggior parte di tutte queste cose per andare sugli autoscontri di Giovanni. Giovanni era il figlio del proprietario, eravamo diventati amici da qualche anno e siccome il resto dell’anno ci si vedeva raramente, dato che lui svernava dalla nonna in un’altra città, approfittavamo di tutto il tempo che avevamo a disposizione durante quei 15 giorni per stare insieme. Ci divertivamo molto, soprattutto la notte, quando l’autoscontro chiudeva per il pubblico e rimanevamo noi con una manciata di altri amici.
Io ero l’unica ragazza e, proprio per questo motivo, in quel periodo, ero piena di lividi! Ero una specie di mascotte, essendo più piccola in media di tre anni, e tutti si sentivano in dovere di proteggermi, tranne quando mi venivano addosso tutti insieme sulla pista -..-‘ Uno di questi era il Rech, anche se non c’era sempre, visto che era troppo occupato con le “galline” che andavano a beccargli intorno. Il Rech era tutto il contrario di Giovanni. Giovanni aveva un bel viso, capelli castani, occhi azzurri, un bravo ragazzo, mentre il Rech aveva i capelli neri, occhi verdi, un viso duro e in quanto a bravo ragazzo… Lui ed un paio di suoi amici indossavano delle tute da meccanico e andavano a smontare le ruote delle macchine parcheggiate, tra le altre abituali attività, ma era affascinate ed un buon amico dei suoi amici.
Da quando ero arrivata, erano passati oramai un paio di giorni e non avevo ancora visto Rech, così chiesi sue notizie ad un amico comune che mi fece un cenno indicando un ragazzo dall’altro lato della pista e, accompagnando il gesto disse: “eccolo!”. Io lo guardai e risposi: “ma no, non è lui” allora il ragazzo intuì e aggiunse: “ahhh ma tu allora parli di Domin, lui è il Guille, suo fratello, magari prova a chiedere a lui” Così cominciai ad avvicinarmi e mentre lo facevo cercavo, osservandolo, qualche somiglianza. Anche lui aveva i capelli neri e grandi occhi verdi, ma il suo era un verde più intenso e con la pelle abbronzata aveva un’aria più selvaggia. Era carino, molto carino!
Arrivata dove stava con altri tipi, esordii con un “ciao, mi hanno detto che sei il fratello di Domin, ma che fine ha fatto?” Mi aveva accolta con un bel sorriso ma, appena sentito quelle parole, la sua faccia cambiò e, con un tono tutto meno che simpatico, si lasciò andare ad un paio d’imprecazioni aggiungendo anche “tutte che mi chiedono di lui, che palleee!” Lo guardai un attimo e, girandomi per andare via, gli dissi: “ci credo, lui è molto più simpatico di te!”
Quello fu il nostro primo “scontro!”
Mentre tornavo dalle mie amiche ripensavo a quanto fosse stronzo, ma fortunatamente mi dimenticai ben presto di lui. Ero molto popolare e, oltre ad essere amica di Giovanni, ero molto carina, capelli sempre a posto, trucco perfetto, vestitini alla moda e, in più, me la tiravo parecchio! ^^ perciò mi distrassi subito.
Non avevo più pensato a lui fino a quando, il giorno dopo, sentì una voce vicino che mi salutava chiamandomi “milanesa”. Dal suo sorriso beffardo era più che evidente che voleva prendermi in giro, farmi indispettire e infatti un po’ c’era riuscito, ma non gli avrei mai dato la soddisfazione di farglielo capire e, con il migliore dei miei sorrisi, risposi “toh, chi l’avrebbe mai detto che ti intendevi di moda al punto di sapere che il mio vestito è italiano!” Lui scoppiò in una risata fragorosa ed io, girandogli le spalle, raggiunsi le mie amiche. Non me n’ero ancora resa conto, ma ero entrata in competizione con lui!
Da non averlo visto mai, cominciai ad incontrarlo dovunque io andassi, per lui ero diventata “la milanesa”, credo che non sapesse nemmeno il mio nome. Ci limitavamo ad uno scambio pressante di battute pungenti per poi allontanarci, lui ridendo di gusto e io sorridendo mentre pensavo quanto fosse antipatico.
In uno dei tirassegno della fiera avevo visto un bel gatto di peluche e lo volevo a tutti i costi, così ero andata con le mie amiche per vincerlo, o almeno per provarci. Avevo caricato il fucile e stavo per sparare quando mi sentì presa da dietro, due mani che sistemavano la posizione delle mie braccia mentre sentivo la sua voce sussurrarmi all’orecchio “tranquilla milanesa, sono io”. Mi lasciai guidare senza troppo protestare, volevo quel gatto! Mi dava istruzioni su come fare e la sua voce per la prima volta mi suonava dolce e lo fu ancora di più quando mi disse “odori di buono”. Mi girai di scatto scansandolo. Ma come si permetteva? Scoppiò in quella sua risata che io avevo cominciato a non sopportare dicendomi: “milanesa ti prego, abbassa quell’arma, non uccidermi!”. Era ironico, si vedeva che si divertiva. Ancora ora mi chiedo come feci a non sparare, la voglia era tanta! Gli dissi di non provocarmi troppo e di sparire. Lui se ne andò ridendo rumorosamente e scherzando con i suoi amici. Non serve dire che il peluche non riuscì a prenderlo -..-‘
Ero indispettita, silenziosa, la mia migliore amica mi si avvicinò e mi disse: “le piaci molto, e anche lui ti piace”.
Era decisamente matta, come poteva piacermi un tipo così dispettoso e antipatico? Me ne andai a cercare Giovanni, ma non c’era, al suo posto c’era il “tete”, il fratello. Feci un giro e ritrovai le mie amiche. Tornammo sugli autoscontri a sentire musica e a metterci d’accordo per la sera quando mi sentì chiamare “milanesa!” era ancora lui. Mi girai e senza dirmi nulla mi lanciò un sacchetto di plastica al volo, mi fece l’occhiolino e sparì prima che io potessi guardare cosa ci fosse dentro. Era il peluche!
Mi sconcertò, non tanto perché sapeva qual’era il peluche che volevo, poteva averlo chiesto al tipo del tirassegno che conosceva, ma per il gesto, perché prendersi il disturbo? Aveva ragione la mia amica e io le piacevo? Ma anche se così fosse, lui a me non piaceva! Era antipatico!
Uff, ma non era stato antipatico ora, anzi, al contrario! E la sua voce, aveva un suono così dolce mentre mi teneva da dietro e i suo i modi erano delicati…
La mia amica gongolava, mi guardava, vedeva che avevo un’espressione confusa e mi faceva le linguacce -..-‘ Mi canzonava, continuava a dirmi che mi piaceva, e non solo fisicamente, non era niente male, ma perché mi stimolava. Quello era vero, mi piaceva rispondergli a tono, quella competizione che si era creata tra di noi, il non voler darla vinta all’altro. Lo cercai con gli occhi, ma non fui in grado di trovarlo, vabbè, l’avrei poi ringraziato la sera.
Tornammo a casa, cena, doccia, trucco, capelli e… che mi metto? Mentre stavo decidendo, la mia amica che abitava di fronte a casa mia, suonò il campanello, così presi uno dei tanti vestiti che avevo tirato fuori dell’armadio e lo indossai. Scesi le scale di corsa facendo un gran baccano per via del rumore dei tacchi e arrivai sul portone. Cominciammo a camminare, c’era un sacco di gente per le strade, gruppi di ragazzi e non tanto ragazzi, famiglie intere con nonni e bimbi, era bello vedere le strade così vive.
Arrivammo al posto dove ci aspettavano le altre e si cominciò il nostro pellegrinaggio da un’orchestra all’altra. Era sabato sera, perciò tutte le strade ne avevano una. Ci fermavamo un po’, vedevamo chi c’era, bevevamo qualcosa e passavamo alla successiva orchestra. In ogni strada speravo di veder Guille, ma lui non c’era. Non era facile incontrarci visto che non stavamo mai ferme per più di mezz’ora in un posto. Tentavo di convincermi che volevo solo ringraziarlo, ma la verità era che avevo voglia di vederlo, di sentire quella risata insopportabile, di sentirmi chiamare “milanesa” con quel suo modo ironico… e nel frattempo continuavamo a girare per le varie strade.
Ad un certo punto decisi di andare da Giovanni, erano le 2,30 e la gente cominciava ad andare via. Giovanni avrebbe chiuso da lì a poco e ci saremo divertiti come al solito noi sulla pista, ma la vera ragione è che speravo di trovare Guille! Lui sapeva che io ci finivo le mie serate e speravo che si sarebbe fatto trovare. Invece non c’era!
Giovanni aveva spento la musica ma era ancora aperto, così andai su con lui. Mi chiese se avevo fame e cosa mi andasse da mangiare, chiamò uno dei ragazzi che stavano ancora lì e, con la promessa di qualche gettone per l’autoscontro gli chiese di andare a prenderci un paio di panini e qualche birra e di prendersi pure lui quello che voleva.
Mentre lo aspettavamo mi raccontò di una quasi lite che era successa prima e che uno dei suoi aveva sedato a colpi di pugni! Era dispiaciuto che non fosse degenerata, si stava annoiando mi disse! -..-‘ Poco dopo arrivò il ragazzo con il cibo e Giovanni gli diede una bella manciata di gettoni dicendogli di tenersi pure il resto. Mentre mangiavamo, parlavamo e scherzavamo ma io continuavo a guardare fuori dal vetro aspettando di vedere Guille. Il padre di Giovanni passò da noi e chiese a suo figlio di chiudere prima che arrivassero tutti gli ubriachi della zona! Diede l’avviso di ultima “corsa” e spense tutto, in attesa che sloggiassero e arrivassero i nostri amici.
Verso le 4,30 mi accompagnò a casa, ero stanca ma non riuscì ad addormentarmi subito. Pensavo a Guille, dove sarà stato tutta la sera?
Il giorno dopo era lì, in mezzo ad un gruppetto di ragazze, mi avvicinai da dietro e lo salutai, lui mi si avvicinò salutando così tutte le altre. Cominciai ringraziandolo, dicendogli che non doveva farlo… lui mi fissava negli occhi, non aveva più quel suo sorriso ironico, né la sua risata insopportabile. Ad un certo punto m’interruppe, dicendomi perché non gli avessi chiesto dov’era stato la sera precedente. Gli risposi che non erano di certo affari miei, e lì il suo sorriso ricomparve e continuò a sorridere mentre mi diceva: “dai che ti sono mancato!” Sorrisi pure io mentre con tutto il sarcasmo di cui ero capace aggiunsi “eh si, non immagini neanche quanto!” Ero si sarcastica, ma stavo dicendo la verità, così temendo che lui potesse accorgersene aggiunsi “pensa, non me n’ero nemmeno accorta che non ci fossi”.
Lui non disse nulla, ma si avvicinò a me e… mi baciò!
Mi staccai da lui e gli mollai un ceffone. Riecco la sua risata antipatica! Mi guardava ancora negli occhi e ridendo mi disse: “dio, quanto mi piaci!”
Non seppi rispondergli, mi aveva presa in contropiede, si allontanò, ma fece pochi passi e si girò verso di me dicendo “senti milanesa, se vuoi continuare ad essere la mia ragazza, lavati la faccia! Sei molto più bella senza tutta quella pittura che ti metti, mi sembri un indiano!”
Gli urlai contro che io non ero la sua ragazza! Che poteva scordarselo! Lui per tutta risposta cominciò a camminare dicendomi: “ci vediamo stasera, ora ho degli impegni e ricordati, lavati la faccia!” Mi lasciò lì!
Ma che brutto presuntuoso! Chi si credeva di essere? Io non ero la sua ragazza e non volevo esserlo!
La mia amica si era goduta la scena e rideva di gusto, che nervoso!!! Tra le risate mi diceva “questo te lo sposi!” la guardai e riuscì a dire “fanculo pure tu!” La sentivo ancora ridere mentre mi allontanavo.
Dopo cena mi feci una doccia, asciugai i capelli e li lasciai sciolti, sembravo un’indiana eh? non aveva visto ancora nulla! Legai una cinta dorata che mi cingeva la fronte, e con tutti i trucchi che avevo cominciai a “pitturarmi”, un pappagallo aveva meno colori di me! Per finire feci tre righe sulle guance, proprio come quelle degli indiani e così uscì.
La mia amica appena mi vide scoppiò a ridere, “sei in guerra eh? guarda che così non fai altro che dargli ragione, non ti sei limitata al solito trucco! Oggi non ti perdo di vista! ^^”
Era festa, perciò nessuno fece caso al mio look. Non vedevo l’ora d’incontrarlo e vedere la faccia che avrebbe fatto, avrebbe capito che non m’interessava!
Lui era lì, appoggiato ad una colonna, con il solito gruppetto di ragazze intorno. Appena mi vide mi venne incontro ridendo. Si fermò davanti a me scrutandomi, io lo salutai con un bel sorriso di sfida. Stavo per andarmene quando mi afferrò un braccio trascinandomi via. Protestavo, gli chiedevo di lasciarmi andare ma in realtà non facevo nulla per liberarmi. Capì dove mi stava portando quando svoltò l’angolo, c’era una fontana! Prese un fazzolettino e lo bagnò, “non lo farai” gli dissi, “non oserai” “si, si che lo faccio, tu ti sei conciata così proprio per vedere a che punto sarei arrivato, e ora te lo dimostro!” “guarda che urlo” Mi guardò serio e mi spinse contro il muro, appoggiò le braccia tenendomi dentro “ dimmi che non ti piaccio” “non mi piaci” “dimmi che non mi vuoi” “non ti voglio” mi accarezzò i capelli, “stai tremando, ti faccio paura?” “no” “dimmelo ancora, dimmi che non mi vuoi” “no…” Mi parlava piano, le sue labbra incollate al mio orecchio “dalla prima volta che mi parlasti capii che mi avresti fatto impazzire, ti avevo già notata prima che tu ti avvicinassi a me e non immagini quanto mi sono girate quando mi chiedesti del Domin, non potevi essere interessata a lui, non dovevi. Ti volevo solo per me, tutta per me, ti voglio solo per me! Ti guardavo mentre camminavi, mentre ti mettevi a ballare quando sentivi una canzone che ti piaceva, quando ridevi, quando tiravi fuori la lingua… Avevo visto i tipi che ti girano intorno, bambolotti che te la danno sempre vinta, io non sono così, dovevo fartelo capire. Io ti farò impazzire, ti farò arrabbiare, ti farò ridere, ti sorprenderò e non smetterò mai di dirti che sono pazzo di te! Dimmi ancora che non mi vuoi” “si” “si?” “si” Si mi vuoi?” “si” “Eva…”
Sapeva il mio nome! Cominciò a baciarmi sul collo senza smettere di dirlo, si spostò sulla guancia fino a raggiungere la mia bocca, mi baciò a lungo. “Sei mia! La mia donna!” Lo diceva guardandomi negli occhi “Sei mia fino a quando lo vorrai, e mi auguro che sia per sempre!” Mi sollevò facendomi incrociare le gambe dietro alle sue reni, mi baciò ancora e poi… quel sorriso! “ Ora che l’hai finalmente capito, fatti togliere tutta questa porcheria!” Mi ripulì con il fazzoletto umido senza smettere di baciarmi. Era molto dolce e pensai che era il momento giusto per arrivare ad una tregua.
“Ti servirà a poco” gli dissi “ho intenzione di continuare a truccarmi” “porterò sempre fazzolettini” mi rispose. “Ascoltami, sei bella, molto bella, hai un viso stupendo e non hai bisogno di nulla, quando ti bacio, voglio sentire il sapore delle tue labbra, della tua bocca. Quando ti guardo negli occhi voglio vedere quegli occhioni che parlano da soli senza cornici colorate, voglio vedere quelle guance che si tingono di rosso, quando t’infuri o quando ti faccio vergognare…” “ma io non divento rossa” lo interruppi “con me lo diventerai” Ridacchiò. “Mi piaci tantissimo sai? Ma ora andiamo, i miei amici ti devono conoscere” Camminavamo piano, mi teneva stretta e ogni 10 passi si fermava per guardarmi, per baciarmi, poi ricominciò a parlare “ti vedevo andar su da Giovanni e non capivo che rapporto avessi con lui, a te non potevo chiedere, mi avresti detto che non erano affari miei, ma io dovevo capire, non potevo innamorarmi di una donna che stava già con un altro, anche se ormai era tardi e poi, perché mi avevi chiesto di mio fratello? Così qualche giorno fa gli domandai di te. Mi disse che sapeva poco, che ti vedeva la sera perché eri amica di Giovanni, ma solo amica, che eri molto sveglia ed imparavi presto, eri riuscita a prenderti gioco persino di lui con la tua faccia tosta impressionante e quel visetto di una che non ha mai rotto un piatto, che non ti aveva mai vista andar via con nessuno anche se avevi dietro una schiera di pretendenti, che eri una tosta, ma che io dovevo già saperlo visto che stavo chiedendo di te”.
Prima di arrivare dove stavano tutti gli altri, si fermò ancora una volta, “sentirai tante cose su di me e molte saranno vere, ma da questo momento, io sono solo tuo e voglio che tu sia orgogliosa di me. Non ho mai avuto una donna, solo mille storie di una notte, qualche amica compiacente, ma tutto senza sentimenti di mezzo, ti stavo aspettando!”
Era riuscito già a sorprendermi!

Non lo so se mai arrossì veramente, a lui piaceva dirmi di si.
Tenne fede alla sua parola. Mi fece impazzire, in ogni senso, mi fece infuriare mille volte, vergognare, mi fece ridere, mi sorprendeva ogni giorno, ero orgogliosa di stare con lui e mai, mai smise di dirmi che era pazzo di me.
MAI!
Conservo ancora il peluche!